Racconti di ICC
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Un pesce di nome Paone
Venerdì sera festa dell’agenzia di mio amico. Mi trovo in un locale pettine della Milano da bere (ancora non mi era chiaro da bere cosa, poi il dubbio si sarebbe dissipato), tutto a scrocco e pagato se no non entrerei mai perché natura è stata beffarda meco.
Entro e dinnanzi mi trovo una spettacolo che mi lascia senza parole; mi affascina eppure mi spaventa. Come quando il sabato pomeriggio mi alzo tardi e mentre mangio vedo i ballerini di Amici e penso a come sia duro (let.) sì per i ballerini che si fanno il culo (let.) lì dentro, ma soprattutto per quei padri che li vedono saltare come cerbiatti ai quali sono rimasti impigliati i coglioni nella cancellata all’ingresso del bosco.
Dicevo, davanti a me un fiume in piena di nase rotte. Il mio amico, lo realizzo solo in quel mentre, ha omesso dirmi che è sì la festa per settimana della moda, ma maschile. E in quel “maschile” sta la differenza. Come se vi dicessero che vostra moglie ha appena partorito un bellissimo bambino, nero. Comunque, torniamo alla festa: avete presente quei modelli che li vedete mentre cagate con Vanity Fair in mano dite “’azzo se ero così scoverei anche alla fermata dell’autobus”). Ecco, sempre quelli solo che ora umbriachi fracici, molesti, mezzi ignudi e soprattutto con un tasso di frogeria da mandare in tilt un busometro.
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Le mutande di Ken Shiro
“Mai, mai… scroderai…”
Succede che tra me e i miei due cugini, se sommassimo le volte che ci hanno seccato a scuola, credo che vi vergognereste voi per noi, più che noi per noi. A giugno, quando arrivava il momento di tirare le somme e di vedere come fosse andato l’anno scolastico, c’era da piangere.
Una volta ogni tre anni, uno di noi veniva bocciato (le danze le avevo aperte io che ero più grande, anche se a dire il vero, nella mia famiglia ho due cugini più grandi che avevano fatto anche di peggio, ma era un’altra generazione e “non valeva”).
Ma tutto cambiò nel lontano 1990, complici i Mondiali e l’inizio dell’avventura del liceo: io in primis, poi mio cugino Unto e poi ancora l’altro, Rocher (si legge come Ferrero Rocher… un giorno spiegherò il perché di questo nome). Con 3 moschettieri di questi calibri (non let.)
i numeri di fine anno erano pericolosamente saliti, fino a un’annata da ricordare, non con uno, non con due, ma con addirittura l’en plein: 3 non promossi in fila. Non male.









